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Maledetti fotografi 2016

Maledetti Fotografi
In questo libro sono raccolte tutte le interviste pubblicate nel 2016 con:

Michael Kenna
Duane Michals
Efrem Raimondi
Olivo Barbieri
Nino Migliori
Monika Bulaj
Francesco Radino
Heinz Stephan Tesarek
Piero Gemelli
Eva Rubinstein
Paola Agosti
Irene Kung
Alberto Alicata
Filippo La Mantia
Marco Maria Zanin
Roberto Polillo
Robert Doisneau
Bettina Rheims
Michele Neri

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Maledetti fotografi 2015

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Maurizio Galimberti

Maledetti Fotografi
In questo libro sono raccolte tutte le interviste pubblicate nel 2015 con:

Giuseppe Mastromatteo
Gian Paolo Barbieri
Settimio Benedusi
Daniele Cametti Aspri
Giovanni Presutti
Massimo Vitali
Giovanni Gastel
Romano Cagnoni
Marc Riboud
Massimo Sestini
Szymon Brodziak
Maurizio Galimberti
Joel-Peter Witkin
Francesco Bosso
Francesco Cito
Frank Kunert
Valerio Bispuri
Josef Koudelka

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Maledetti fotografi 2015

Bob Noorda

 

Bob Noorda (Amsterdam, 15 luglio 1927 – Milano, 11 gennaio 2010) è stato un designer e architetto olandese naturalizzato italiano. A partire dagli anni Sessanta, si è imposto come uno dei principali artefici del rinnovamento della grafica italiana del Novecento. Noorda lavorò nella capitale olandese fino al 1954, anno in cui prese la decisione di trasferirsi in Italia, a Milano. Lavorò alla segnaletica e alla grafica della metropolitana milanese inaugurata nel novembre del 1964, per cui meritò il Compasso d’oro; in seguito ricevette il premio in altre tre occasioni, nel 1979, nel 1984 e infine nel 1994, quest’ultimo alla carriera. Nel 1965, insieme al designer Massimo Vignelli, fondò l’agenzia grafica Unimark International, nota per utilizzare un approccio molto moderno del design per clienti internazionali come la metropolitana di New York, IBM, Pirelli e molti altri. A lui sono state dedicate mostre in tutto il mondo.
thinkingform.com

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Maledetti fotografi 2014

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Helmut Newton

Maledetti Fotografi
In questo libro sono raccolte tutte le interviste pubblicate nel 2014 con:

 

Guido Harari
Henryk Hetflaisz
Mario Giacomelli
Riccardo Venturi
Hua Kiem
Arianna Arcara e Luca Santese (Cesura)
Helmut Newton
Christoph Bangert
Stuart Franklin
Don McCullin
Gianni Berengo Gardin
Sarah Moon
George Woodman
Steve McCurry
Frank Horvat
Kate Garner
Dominique Tarlé
Ferdinando Scianna
Wolfgang Volz
Mattia Insolera
Long Thanh

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Maledetti fotografi 2014

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Steve McCurry

Steve McCurry è, da più di trent’anni, una delle voci più rappresentative della fotografia contemporanea, con decine di copertine di riviste e libri, oltre una dozzina di pubblicazioni e innumerevoli mostre in tutto il mondo. Nato in un sobborgo di Philadelphia, in Pennsylvania, McCurry studia cinema alla Pennsylvania State University, prima di lavorare per un giornale locale. Dopo alcuni anni trascorsi come freelance, McCurry intraprende il primo di un lunga serie di viaggi in India. Portandosi dietro una valigia con pochi vestiti e qualche rullino, percorre il subcontinente, esplorandolo il Paese con la sua macchina fotografica.
Dopo diversi mesi di viaggio si trova ad attraversare il confine con il Pakistan. In quell’occasione incontra un gruppo di rifugiati provenienti dall’Afghanistan che lo aiuta ad attraversare illegalmente il confine del loro paese, proprio mentre, a causa dell’invasione dei russi, le frontiere venivano chiuse ai giornalisti occidentali. Con indosso gli abiti tradizionali, la barba lunga e i lineamenti segnati dalle condizioni climatiche dopo settimane trascorse a stretto contatto con i Mujaheddin, McCurry ha mostrato e testimoniato le prime immagini del conflitto in Afghanistan, pubblicate poi in tutto il mondo, rivelando il volto umano di una guerra.
Da allora McCurry ha continuato a realizzare immagini mozzafiato in giro per i sei continenti e in numerosi paesi. Il suo lavoro spazia dai conflitti alle culture in via di estinzione, dalle antiche tradizioni fino al mondo contemporaneo. Nonostante tutto mantiene sempre l’elemento umano che ha fatto del suo scatto più celebre “La ragazza afgana” un’immagine così potente.

McCurry ha ricevuto alcuni dei più prestigiosi premi del settore, tra cui la Robert Capa Gold Medal, il National Press Photographers Award, ed è stato vincitore di quattro primi premi del World Press Photo nello stesso anno, evento senza precedenti.
Mostra fotografica L’Auditorium Parco della Musica di Roma 2014.

www.stevemccurry.com

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Sebastião Salgado

 Salgado

Sebastião Salgado, l’ultimo capolavoro di questo fotografo inesauribile. Lui che ha dedicato la sua vita ai reportage fotografici da tutto il mondo. In questo libro fantastico ha voluto raccontare in modo, trasversale, il nostro pianeta attraversando tutti e 5 i continenti, andando a cercare i posti più lontani e inaccessibili, raccontando di come il nostro pianeta sia ancora vergine e incontaminato, e che tutti noi dovremmo prendercene cura. Tutte le foto sono in bianco e nero cariche di suggestione e di amore verso il bello. E’ uscito anche un film su di lui e sulla storia della sua carriera.

Mostra fotografica al Palazzo della Ragione, Milano 2014.
www.amazonasimages.com
www.taschen.com

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Herb Ritts

HerbRitts

Herb Ritts, fotografo di fama mondiale, morto giovane, ma con un patrimonio di immagini spettacolari diventate vere e proprie icone del bianco e nero.
Tanto per citarne qualche d’una, Helmut Newton, Isabella Rossellini, Julia Roberts, Cher, Nicole Kidman, Denzel Washington, Mel Gibson, Sylvester Stallone, Patrick SwayzeRichard Gere, Christopher Reeve, Tom Cruise, John Travolta, Glenn Close, Modonna…, in uno scatto è riuscito a mettere insieme le cinque modelle più belle del mondo, in un nudo casto, un genio…

Stephanie, Cindy, Christy, Tatjana, Naomi

Mostra fotografica L’Auditorium Parco della Musica di Roma 2014.

www.herbritts.com
www.contrastobooks.com

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Nick Brandt

Nick Brandt

Nick Brandt, maestro del bianco e nero. Uno dei miei fotografi preferiti un talento incredibile e una tecnica fotografica indiscutibile. Questi alcuni suoi libri, da sfogliare e risfogliare; e tutte le volte, le sue immagini, sono capaci di trasmettere emozioni nuove ed uniche.
www.nickbrandt.com

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Alberto Bregami

 

Alberto Bregami, considerato attualmente tra i più puri e validi interpreti della fotografia di paesaggio in bianconero, classe 1962, è un fotografo professionista di montagna e di paesaggio. Cresciuto a Cortina d’Ampezzo, figlio d’arte – il padre Giancarlo fu alpinista, scrittore, documentarista con premi cinematografici e letterari – scatta prevalentemente in pellicola o digitale medio formato. Seguitissimo online e sui social media, ma anche nelle sue conferenze su fotografia, montagna e fillosofia, lavora su progetti preferibilmente di medio/lungo periodo. Nel dicembre del 2012 è stato pubblicato, da Il Margine di Trento, il suo lungo lavoro dedicato alle Dolomiti di Brenta, durato quattro anni, dal titolo “Dentro e fuori le Cime. Dolomiti di Brenta tra l’occhio e il passo“; un volume che ha ricevuto numerosi consensi, sia di pubblico che critica. Dal 2005 è Accademico del G.I.S.M. – Gruppo Italiano Scrittori di Montagna, prestigiosa Accademia di Arte e Cultura Alpina italiana. Raggruppa scrittori, alpinisti, fotografi che attraverso imprese alpinistiche o opere letterarie e fotografiche abbiano contribuito ad accrescere la cultura di Montagna. Vive tra Milano e Madonna di Campiglio, in Trentino Alto Adige.

www.albertobregani.com

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Greg Gorman

Greg Gorman in quarant’anni di carriera ha visto sfilare davanti al suo obbiettivo un chilometrico e ben assortito red carpet di stelle, da Al Pacino a Raquel Welch fino a Sharon Stone e John Travolta, giusto per fare qualche nome. Il suo bianco e nero inconfondibile, unito all’altrettanto rara capacità d’introspezione, ha dato origine ad uno stile talmente virtuoso da far dichiarare a Richard Gere che “Greg sta alla macchina fotografica come Eric Clapton sta alla chitarra: affidabile e autentico”. Lontano per un momento dai riflettori, ora Gorman rovista nei suoi archivi e mette insieme una collezione di oltre 200 ritratti maschili di ragazzi (poi divenuti) famosi e non; un album che rivela  l’intramontabile fascino della giovinezza, quando il tempo non ha ancora offuscato l’ingenuità, la malinconica dolcezza e, soprattutto, la bellezza che caratterizza l’âge d’or della vita. Scrive il fotografo nell’introduzione: “Spesso le mie foto hanno catturato quel tipo di sensualità che si accompagna alla vulnerabilità. Il soggetto – quando è inconsapevole della macchina fotografica – finisce per rivelare una verità intima, senza sapere che sarà proprio questa verità ad essere in primo piano nelle foto”. Da Tom Cruise a Kevin Costner, da Leonardo di Caprio a Brad Pitt, fino a Patrick Dempsey, Charlie Sexton, Rupert Everett, Johnny Depp e molti altri, In their Youth è un manifesto di struggente, sensuale e “wildiana” promessa di bellezza.

 Damiani

www.gormanphotography.com
www.damianieditore.com

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Irene Kung

Irene Kung

Irene Kung, in questo libro spettacolare ricco di immagini, che racchiudono la sua lunga esperienza di graphic designer, pittrice e fotografa, riesce a condurci per mano fra città e monumenti incredibilmente sospesi nel tempo con neri assoluti e dettagli mozzafiato, veramente unica.

www.irenekung.com

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Ansel Adams


Ansel Adams, nasce a San Francisco in una zona vicina al Golden Gate Bridge, unico figlio di Charles Hitchcock Adams, un imprenditore di successo che possedeva una compagnia di assicurazioni ed una fabbrica di prodotti chimici, e Olive Bray. All’età di quattro anni, in seguito al terremoto del 1906, cade e si frattura il naso, che gli resterà deforme per tutta la vita. Non ama gli studi scolastici e nel 1914, a dodici anni, inizia a studiare pianoforte per abbandonarlo poi all’età di vent’anni circa.
Nel 1916, all’età di 14 anni, durante una vacanza con la sua famiglia allo Yosemite National Park, gli viene regalata la sua prima macchina fotografica, una Kodak Brownie. La natura e la fotografia saranno da allora legate per sempre alla sua vita. La passione ambientalista traspare, peraltro, in tutte le sue opere.
Nel 1919 si iscrive al “Sierra Club“, una delle più antiche ed importanti organizzazioni ambientaliste americane. Poco tempo prima era guarito dall’influenza chiamata spagnola, che uccise cinquanta milioni di persone in tutto il mondo.
Nel 1927 partecipa alla gita annuale del Club, nota come High Trip. In quell’anno pubblica il suo primo portfolio: Parmelian Prints of the High Sierra finanziato da Albert Bender conosciuto l’anno prima a Berkeley. Guadagnerà circa 4000 dollari.
Nel 1928 diviene fotografo ufficiale del Sierra Club, ma non lascia la sua passione ambientalista e si dedica anche ad accompagnare le persone che partecipano alle escursioni, che a volte durano settimane, come assistente del direttore di gita. Lo stesso anno sposa Virginia Best, figlia del proprietario del Best’s Studio che verrà ereditato dalla figlia nel 1935 alla morte del padre. Lo studio è oggi noto come Ansel Adams Gallery.
Nel 1932 fonda il Gruppo f/64 allo scopo di riunire alcuni fotografi aderenti alla cosiddetta straight photography: John Paul Edwards, Imogen Cunningham, Preston Holder, Consuelo Kanaga, Alma Lavenson, Sonya Noskowiak, Henry Swift, Willard Van Dyke, ed Edward Weston. Il nome rimandava alla minima apertura del diaframma dell’obiettivo che avrebbe consentito la massima profondità di campo e la maggiore accuratezza dei dettagli.
Nel 1934 entra nel Consiglio di Amministrazione del Sierra Club e ne resterà membro, insieme alla moglie, per tutta la vita. È autore di molte prime scalate sulla Sierra Nevada. Le sue fotografie sono una testimonianza di quello che erano i parchi nazionali prima degli interventi umani e dei viaggi di massa. Il suo lavoro ha sponsorizzato molti degli scopi del Sierra Club ed ha portato alla luce le tematiche ambientali.
Adams ha inventato il sistema zonale, una tecnica che permette ai fotografi di trasporre la luce che essi vedono in specifiche densità sul negativo e sulla carta, ottenendo così un controllo migliore sulle fotografie finite. È anche stato un pioniere dell’idea di “visualizzazione” della stampa finita basata sui valori di luce misurati nella scena che viene fotografata.
Le fotografie nel libro a tiratura limitata Sierra Nevada: The John Muir Trail, insieme alla sua testimonianza, hanno contribuito ad assicurare la designazione del Sequoia and Kings Canyon come parco nazionale nel 1940.
Prese a cuore la questione dell’internamento dei nippo-americani che seguì l’attacco di Pearl Harbor, tanto che gli venne permesso di visitare il Manzanar War Relocation Center nella Owens Valley, ai piedi del Monte Williamson. Il saggio fotografico fu dapprima esposto in una mostra in un museo d’arte moderna, e più tardi fu pubblicato col titolo Born Free and Equal: Photographs of the Loyal Japanese-Americans at Manzanar Relocation Center, Inyo County, California (“Nati liberi e uguali: fotografie dei leali nippo-americani al centro di dislocamento Manzanar, Contea di Inyo, California”).
Fu il beneficiario di tre borse di studio Guggenheim durante la sua carriera.[1] Fu eletto nel 1966 membro dell’American Academy of Arts and Sciences. Nel 1980 il presidente Jimmy Carter lo insignì della medaglia presidenziale della libertà, la più alta onorificenza civile del suo Paese.
I diritti di pubblicazione per le fotografie di Adams sono detenuti dagli amministratori dell’Ansel Adams Publishing Rights Trust.
Nel 1984, il “Minarets Wilderness” dell’Inyo National Forest venne ribattezzato “Ansel Adams Wilderness“. Il Monte Ansel Adams, una cima di 3.584 metri nella Sierra Nevada, venne così ribattezzato nel 1986.

www.anseladams.com

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Susan Burnstine

 Susan Burnstine

Susan Burnstine, le sue foto sono dipinti ad acquarello, immagini in bianco e nero evanescenti.
E’ solo con il sogno o con l’immaginazione che riesci ad andare oltre l’immagine, completandola con le tue emozioni…
www.susanburnstine.com

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Carlo Bavagnoli

 

Carlo Bavagnoli nasce a Piacenza nel 1932. Completati gli studi classici, nel 1951 si iscrive alla facoltà di giurisprudenza di Milano. A Brera ha modo di confrontarsi con alcuni giovani fotografi, Alfa Castaldi, Mario Dondero e Ugo Mulas. Nel 1955, trasferitosi definitivamente a Milano, inizia a collaborare con “Illustrazione Italiana“, “Tempo illustrato” e “Cinema Nuovo“.
Assunto come fotografo da “Epoca“, nel ’56 viene trasferito nella redazione romana della rivista. Nella capitale inizia un lungo lavoro di documentazione del quartiere popolare di Trastevere, grazie al quale ottiene i primi contatti con la rivista americana “Life“, che gli pubblica alcune foto.
Nel marzo del 1958 è per la prima volta in Sardegna, ad Orani, dove per la stessa testata fotografa Costantino Nivola durante la decorazione della facciata della chiesa della Madonna d’Itria e la mostra di sculture allestita per le vie del paese.
L’anno successivo trascorre un mese a New York, dove ancora “Life“, gli richiede, a scopo formativo, la realizzazione di un reportage sulla vita della metropoli; due anni dopo gli offre un contratto come corrispondente dall’Italia. Negli anni successivi lavorerà come free lance per diversi giornali.
Tra il 1960 e il 1961 torna in Sardegna, a Loculi e Irgoli, inviato da “L’Espresso” per un servizio sulla povertà in Italia, che non sarà pubblicato in quanto ritenuto non abbastanza drammatico. Aveva preferito, infatti, evitare la retorica e le forzature ideologiche che in quegli anni imperversavano sulle pagine di quotidiani e riviste.
Negli anni seguenti i viaggi tra l’Italia e gli Stati Uniti s’intensificano. Per “Life” documenta l’apertura del Concilio Vaticano II, la morte di Giovanni XXIII e l’elezione di Paolo VI. Nel frattempo continua la sua collaborazione con “Epoca”.
Il 1964 è un anno memorabile per la sua attività: è assunto nella redazione americana di “Life“, fatto unico per un fotografo italiano; dopo un anno trascorso a New York, viene trasferito alla sede di Parigi.
Dal 1972, anno in cui cessa la pubblicazione della rivista americana, intensifica i suoi rientri in Italia, pubblica numerosi libri fotografici, realizza vari documentari per la televisione e si occupa di musica classica.

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Christopher Thomas

christopher thomas

Christopher Thomas, fotografo legato alla tradizione, macchina analogica, i negativi stampati con la cimosa e virati, ottenendo così un senso di antico di fotografie senza tempo, stampato su di una carta splendida al tatto, che riconsegna all’immagine tutto il suo sapore e il gusto della foto inizio secolo.
www.christopher-thomas.de

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Giacomo Costa

 

Giacomo Costa (5 ottobre 1970, Firenze) mostra fin da piccolo scarso interesse per lo studio che abbandona dopo i primi anni del liceo classico per dedicarsi prima all’attività di motociclista e poi di alpinista. Ed è proprio in montagna che inizia a coltivare il suo interesse per la fotografia. Tornato a Firenze nel 1994 incontra la critica Maria Luisa Frisa che lo introduce nel mondo dell’arte. Inizia nel 1996 una collaborazione con il gallerista aretino Marsilio Margiacchi ma è nel 1998 che stringe un forte rapporto di collaborazione con il gallerista milanese Davide Faccioli di Photology che espone i suoi lavori in galleria a Milano e a Londra[4] e in varie fiere internazionali a seguito delle quali inizia a collaborare anche con gallerie americane fra le quali Arthur Roger Gallery di New Orleans e Laurence Miller Gallery di New York.
Nel 1999 partecipa alla VIII Biennale Internazionale di Fotografia di Torino e alla XIII Quadriennale Roma. Sempre nel 1999 espone nella galleria bolognese di Lucio Dalla. Nel 2000 viene invitato al Contemporary Art Center di New Orleans nella mostra Photography Now. Nel 2002 inizia una collaborazione con Sergio Tossi di Firenze e nel 2003 inizia a lavorare con la galleria genovese Guidi&Schoen. Nel 2004 viene nuovamente invitato dalla XIV Quadriennale all’anteprima torinese. Nel 2006 inizia a collaborare con la galleria lussemburghese Clairefontaine e nello stesso anno incontra Elena Ochoa Foster che pubblica i suoi lavori sulla rivista CPhoto Magazine e successivamente lo invita alla X Biennale di Venezia dell’architettura. Sempre nel 2006 Il Centre Pompidou espone un suo lavoro, che è entrato a far parte della collezione permanente del museo, nella mostra Les Peintres de la Vie Moderne.
Nel 2009 esce pubblicato da Damiani il volume “The Chronicles of Time” che raccoglie tutti i suoi lavori dal 1996 al 2008. Il volume è introdotto da un testo dell’archistar Norman Foster e del critico italiano Luca Beatrice. Nel 2009 viene invitato alla 53ª Biennale di Venezia.
Sempre nel 2009 partecipa al festival “FotoArtFestival” a Bielsko-Biala in Polonia e successivamente al Lucca Digital Photo Fest e al SIPF (Seoul International photography festival).

www.giacomocosta.com

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Patrick Gries

Patrick Gries

Patrick Gries, fotografo che ha realizzato questo libro anomalo, libro documentarista sugli scheletri di animali e uomo, cercando di metterli in relazione fra loro, per ricostruire l’evoluzione degli esseri viventi. Tavole spettacolari scheletri bianchi su fondo totalmente nero. Molto interessante, dal profilo fotografico, in quanto lo studio delle luci permette di avere la giusta tridimensionalità delle ossa uno still-life fantastico creativo e ricco di osservazioni fondamentali, una sorta di enciclopedia dello studio.
www.patrickgries.com
www.lensculture.com

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