Editions Ermitage : Alfred Hitchcock

Grafica-Illustrazione

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Plance per uscite in edicola dei DVD serie Hitchcock.

Omicidio

Diana Baring viene trovata in stato di choc, immobile di fianco al corpo senza vita dell’amica Edna, attrice teatrale; vicino a lei c’è anche l’attizzatoio con il quale la
poveretta è stata uccisa. Stando così le cose, la giuria popolare del tribunale in cui si svolge
il processo fa in fretta ad emettere il suo verdetto: colpevole. La pena che ne consegue
è quella capitale. All’interno del collegio dei giurati c’è anche l’attore di teatro Menier,
dubbioso in cuor suo sin dall’inizio riguardo alla responsabilità dell’imputata; il terrore di
aver condannato un’innocente è così forte da portarlo a intraprendere delle proprie, più
accurate indagini sul caso.
La struttura di Omicidio è quella del giallo classico, vale a dire quella del “whodunit”:
si va alla ricerca un assassino attraverso indagini basate su prove. Hitchcock non
amava questo genere di film, ne girò infatti pochissimi, ma quello che abbiamo davanti
testimonia che era sicuramente in grado di realizzarne di pregevoli. Qui infatti la
narrazione è coinvolgente, la suspense è sempre altissima e il colpo di scena finale
è davvero efficace. Ma c’è di più: sono presenti infatti un’interessante descrizione
del mondo del teatro fatta dal dietro le quinte ed una pungente critica del perbenismo
piccolo-borghese, tanto ben riuscita quanto potenzialmente attuale.

Blackmail

Dopo un litigio con il fi danzato Frank, detective di Scotland Yard, Alice decide di rincasare a fi ne serata insieme al pittore Tracy e accetta l’invito a salire nel suo appartamento. Qui conosce la vera natura del suo simpatico accompagnatore, che tenta di violentarla: Alice, cercando di difendersi, prende un coltello e uccide l’aggressore. Testimone della terribile vicenda è un pregiudicato che si trovava per caso nella via antistante la casa del pittore quando la ragazza vi è entrata e che, come prova della sua colpevolezza, è riuscito a prendere un suo guanto rimasto sul luogo del delitto.
Alice è naturalmente distrutta per l’accaduto, ma il vero incubo per lei deve ancora iniziare: il pregiudicato che sa tutto comincia infatti a ricattarla senza pietà, esercitando su di lei una violenza psicologica insopportabile.

numero 17

 Al numero 17 di quella via c’è una casa disabitata. Vi entra Gilbert Brenon, vede un cadavere al piano superiore e un senzatetto in fuga lo urta. Cadono entrambi e quest’ultimo, in preda al panico, giura di non sapere niente della morte dell’uomo. In quel momento piomba lì anche una bella ragazza: è in cerca del padre che abita al numero 15, ed un misterioso telegramma l’ha condotta fi no al 17. Le poche parole su quel pezzo di carta parlano di una collana, di un uomo in fuga e di un incontro proprio in quella casa. Ed ecco infatti arrivare gli interessati: sono i membri di una banda di ladri, che cercano un collier di diamanti in mano a qualcuno che si troverebbe lì. Una volta recuperato il prezioso, scappano attraverso la cantina e arrivano alla ferrovia: qui, su di un treno merci, prende il via un rocambolesco inseguimento.

L’estro di Hitchcock partorisce un giallo atipico, che inizia come tutti gli altri, cioè con un omicidio irrisolto, ma che poi intraprende una strada tutta sua. I personaggi in gioco, per tutta la prima parte, lottano, si nascondono, si feriscono, si rincorrono: ma tutto all’interno di quattro mura, nello spazio angusto della casa al numero 17. E poi l’inseguimento – che
si sviluppa con un ritmo da far invidia a molti fi lm più recenti – avviene su di un mezzo in movimento, il treno: molto particolare. Infi ne, tutto è reso ancora più piacevole da una marcata e costante venatura umoristica che (caso più unico
che raro) non infi cia minimamente la solidità e la tensione del giallo.